Scopri quale tra i 945 parlamentari italiani sarà l'obiettivo del prossimo starnuto di Enrico Waller!
lunedì 21 novembre 2011
mercoledì 16 novembre 2011
lunedì 14 novembre 2011
Aperitivi letterari (e Indignados all'orizzonte)
Il 30 novembre presento il romanzo a Vittorio Veneto (Tv), nell'ambito della rassegna "Aperitivo con l'autore", organizzata dalla libreria "Il Viale" di Vittorio Veneto presso lo Spazio Mavv.
Si, è vero, su questo blog l'ho già scritto. Ma faccio sponda sulla saggezza dei latini: "Melius est abundare quam deficere".
L'appuntamento è alle 19 in via del Gelsolino.
Quella di Vittorio Veneto è la prima di tre tappe consecutive nel Nord-Est: il 1° dicembre, infatti, presento il romanzo a Trieste presso il bar-libreria Knulp. Il 2 dicembre, invece, sarà la volta di Udine.
Sia a Trieste che a Udine l'incontro avrà un taglio politico, oltre che letterario, perché avrò l'occasione di discutere dei temi del romanzo (il rispetto delle regole, fondamentalmente) con rappresentanze locali degli Indignados, movimento sui cui - con Davide Lombardi e Paolo Tomassone - sto realizzando un documentario (qui potete vedere il trailer).
Maggiori dettagli nei prossimi giorni.
Si, è vero, su questo blog l'ho già scritto. Ma faccio sponda sulla saggezza dei latini: "Melius est abundare quam deficere".
L'appuntamento è alle 19 in via del Gelsolino.
Quella di Vittorio Veneto è la prima di tre tappe consecutive nel Nord-Est: il 1° dicembre, infatti, presento il romanzo a Trieste presso il bar-libreria Knulp. Il 2 dicembre, invece, sarà la volta di Udine.
Sia a Trieste che a Udine l'incontro avrà un taglio politico, oltre che letterario, perché avrò l'occasione di discutere dei temi del romanzo (il rispetto delle regole, fondamentalmente) con rappresentanze locali degli Indignados, movimento sui cui - con Davide Lombardi e Paolo Tomassone - sto realizzando un documentario (qui potete vedere il trailer).
Maggiori dettagli nei prossimi giorni.
martedì 8 novembre 2011
Berlusconi farà la fine di Monoprobo?
E se Silvio Berlusconi facesse la fine di Marino Monoprobo? L'onnipotente presidente del "Partito del Baricentro" a cui Enrico Waller nel romanzo "Lo starnuto" destina uno dei suoi più fragorosi e pirotecnici starnuti giustizieri?
Le analogie non mancano, anzi, c'è chi sostiene che dietro il nome di Monoprobo si nasconda in realtà proprio la figura di Silvio Berlusconi. Sarà così? Dovrete leggere il libro, ma intanto ecco alcuni passi del capitolo in cui il politico arriva al burrascoso capolinea della propria carriera...
Da tre giorni, effettivamente, tutti i giornali, le radio, le televisioni e i siti web non facevano altro che riportare l’appello di Marino Monoprobo, il più importante politico della nazione che voleva assolutamente incontrare Enrico Waller [...]
Era difficile resistere alla tentazione, anche per uno come Enrico, che quanto alla politica ne conosceva solo la parola per averla sentita alla tivù. [...]
Proprio in quei giorni Monoprobo, faceva scintillare il suo sorriso sintetico da tutti gli schermi televisivi, ripetendo ossessivamente l’invito: “Enrico, incontriamoci!”.
[...]
La Bianca, però, era tormentata da una domanda silenziosa: “Perché quel politico, padrone di tutte le Tv e dei giornali del Paese, proprietario di mille e mille industrie, presidente di tre squadre di calcio, due di basket, di quattro fabbriche di automobili e persino di una pasticceria, voleva vedere ad ogni costo Enrico? Cosa gli mancava? Non aveva già tutto?”. Effettivamente, a Monoprobo non mancava proprio niente. Ma la Bianca ignorava che Monoprobo, oltre che ambizioso, era una delle persone più ingorde al mondo.[...]
Nonostante la totale indifferenza verso la politica, Enrico aveva già sentito parlare di Marino Monoprobo. Era stato in occasione di una trasmissione in tivù che la Bianca non aveva assolutamente voluto perdere e che i tre piccoli Waller si erano sorbiti come un antibiotico, molto contrariati dall’aver perso in quell’occasione una puntata fondamentale di Kranioman, un eroe dopato che distribuiva sganassoni senza un criterio distinguibile. [...]
All’ingresso di Enrico, un numero imprecisato di uomini palestrati con pantaloni neri, giacche nere e occhiali neri, si erano portati simultaneamente due dita all’orecchio destro e avevano cominciato a parlare con il bavero delle giacche, sussurrando frasi tenebrose come: “Ingresso soggetti ore dodici”. Oppure: “Livello arancione all’ingresso principale”.
Uno solo si era limitato a dire: “Intanto butta la pasta”.
“Enrico Waller vuole vedere Monoprobo” aveva sparato la Bianca, infastidita da tanto inutile zelo negli uomini che garantivano la sicurezza del Presidente.
Gli oranghi, avendo bisogno di tempi più lunghi di ogni comune mortale per digerire una informazione, si erano avvicinati alla superstar in calzoni corti e avevano constatato, rimescolando sotto le giacche un’emozione ingovernabile che, effettivamente, si trattava proprio di “lui”, in carne ed ossa.
L’occhio digitale della telecamera che scrutava la hall aveva registrato tutti i movimenti e quasi subito un altoparlante si era messo a gracchiare: ”Il Presidente attende Enrico Waller nella Sala di Rappresentanza, terzo piano”.
I Waller erano entrati e poi usciti dall’ascensore nella consueta formazione a testuggine, con la Bianca a guidare il gruppo, i tre minorenni spalla a spalla appena dietro, e il dottor Monti a chiudere, con lo sguardo lesso che riservava alle novità architettoniche.
Un tappeto rosso, che odorava di nuovo, era stato appena steso tra l’ascensore e l’ingresso della Sala di Rappresentanza.
Monoprobo, nel tempo necessario ai Waller per salire con l’ascensore i tre piani necessari, aveva radunato lo staff che curava la sua immagine e si era fatto confezionare su misura un gessato grigio con camicia azzurra, sulla quale trionfava una sobria cravatta color amicizia. Appena entrati, lo scintillìo della perfetta dentatura del Presidente aveva abbagliato i Waller, che per un attimo, avevano dovuto abituare gli occhi a quella luminescenza celestiale.
Monoprobo era andato loro incontro con le braccia aperte e la Bianca era quasi certa di avergli sentito dire: “Lasciate che i vostri figli vengano a me”.[...]
Il presidentissimo (come gli piaceva essere chiamato) aveva un piano ben preciso: diventare l’amico preferito di Enrico. Se ci fosse riuscito, lo avrebbe avuto sempre al fianco durante i comizi elettorali e, naturalmente, la gente non avrebbe potuto fare a meno di votare in massa per lui, l’amico preferito di Enrico Waller. Per la riuscita del suo piano, doveva trasformare quella visita in uno show televisivo di portata mondiale.
Di nascosto e contro la parola data alla Bianca che aveva imposto il massimo riserbo, il politico aveva ordinato di installare decine di telecamere nascoste e che avrebbero trasmesso in diretta l’evento. [...]
I Waller non avevano nessuna idea precisa su come avrebbe dovuto essere il palazzo di un politico, ma questo di Monoprobo li aveva comunque spiazzati.
Pareva la casa dei sogni di tutti i bambini: giocattoli ad ogni angolo e distributori di gelati e bibite; tre piccole sale-cinema con schermi sui quali scorrevano le immagini dei cartoni animati in 3D; clown che si esibivano nei corridoi; equilibristi su fili tesi tra un piano e l’altro del palazzo; mimi che intrattenevano gli impiegati negli uffici; zucchero filato e caramelle che scendevano a pioggia dal soffitto.
Eppure i Waller si aggiravano guardinghi sopraffatti da tutta quella zuccherosa esagerazione.
Avevano la sensazione di essere dentro una mediocre imitazione della favola di Hansel e Gretel!
Insomma, si trattava, senza dubbio, della prima grande balla della giornata e il sensibilissimo naso di Enrico l’aveva subito intercettata manifestando un primo, leggero tremolio delle narici. Proprio quel piccolo, timido starnuto quasi muto aveva dato il via ad una sequenza di eventi che sarebbero stati ricordati come “la catastrofe Monoprobo.[...]
L’impressionante sequenza aveva avuto inizio con l’esagerata raffica di baci che, contro la sua stessa volontà, Monoprobo aveva cercato di stampare sulle guance dei fratelli Waller, con l’unico risultato di lasciarli ricoperti da dense pennellate di fondotinta color del fuoco. I fratelli si erano guardati in faccia ed erano scoppiati a ridere spalmandosi a vicenda quelle colate di finta abbronzatura.
Monoprobo, invece, ossessionato dalla sua immagine pubblica e sapendo di aver dato l’ordine segreto di tenere una telecamera sempre puntata sul suo viso, aveva invano e freneticamente cercato di riparare le chiazze di pallore cadaverico che si erano aperte sulle sue guance, dopo l’imprevisto trasferimento. [...]
E lui, il presidentissimo claudicante, il politico con il parrucchino scollato, il famoso Monoprobo, privato sia del suo fondamentale cerone color del fuoco che della volontà da un piccolo quasi inesistente starnuto, aveva iniziato a confessare, senza potersi fermare: “Ho cominciato a rubare all’asilo...
Le analogie non mancano, anzi, c'è chi sostiene che dietro il nome di Monoprobo si nasconda in realtà proprio la figura di Silvio Berlusconi. Sarà così? Dovrete leggere il libro, ma intanto ecco alcuni passi del capitolo in cui il politico arriva al burrascoso capolinea della propria carriera...
Da tre giorni, effettivamente, tutti i giornali, le radio, le televisioni e i siti web non facevano altro che riportare l’appello di Marino Monoprobo, il più importante politico della nazione che voleva assolutamente incontrare Enrico Waller [...]
Era difficile resistere alla tentazione, anche per uno come Enrico, che quanto alla politica ne conosceva solo la parola per averla sentita alla tivù. [...]
Proprio in quei giorni Monoprobo, faceva scintillare il suo sorriso sintetico da tutti gli schermi televisivi, ripetendo ossessivamente l’invito: “Enrico, incontriamoci!”.
[...]
La Bianca, però, era tormentata da una domanda silenziosa: “Perché quel politico, padrone di tutte le Tv e dei giornali del Paese, proprietario di mille e mille industrie, presidente di tre squadre di calcio, due di basket, di quattro fabbriche di automobili e persino di una pasticceria, voleva vedere ad ogni costo Enrico? Cosa gli mancava? Non aveva già tutto?”. Effettivamente, a Monoprobo non mancava proprio niente. Ma la Bianca ignorava che Monoprobo, oltre che ambizioso, era una delle persone più ingorde al mondo.[...]
Nonostante la totale indifferenza verso la politica, Enrico aveva già sentito parlare di Marino Monoprobo. Era stato in occasione di una trasmissione in tivù che la Bianca non aveva assolutamente voluto perdere e che i tre piccoli Waller si erano sorbiti come un antibiotico, molto contrariati dall’aver perso in quell’occasione una puntata fondamentale di Kranioman, un eroe dopato che distribuiva sganassoni senza un criterio distinguibile. [...]
All’ingresso di Enrico, un numero imprecisato di uomini palestrati con pantaloni neri, giacche nere e occhiali neri, si erano portati simultaneamente due dita all’orecchio destro e avevano cominciato a parlare con il bavero delle giacche, sussurrando frasi tenebrose come: “Ingresso soggetti ore dodici”. Oppure: “Livello arancione all’ingresso principale”.
Uno solo si era limitato a dire: “Intanto butta la pasta”.
“Enrico Waller vuole vedere Monoprobo” aveva sparato la Bianca, infastidita da tanto inutile zelo negli uomini che garantivano la sicurezza del Presidente.
Gli oranghi, avendo bisogno di tempi più lunghi di ogni comune mortale per digerire una informazione, si erano avvicinati alla superstar in calzoni corti e avevano constatato, rimescolando sotto le giacche un’emozione ingovernabile che, effettivamente, si trattava proprio di “lui”, in carne ed ossa.
L’occhio digitale della telecamera che scrutava la hall aveva registrato tutti i movimenti e quasi subito un altoparlante si era messo a gracchiare: ”Il Presidente attende Enrico Waller nella Sala di Rappresentanza, terzo piano”.
I Waller erano entrati e poi usciti dall’ascensore nella consueta formazione a testuggine, con la Bianca a guidare il gruppo, i tre minorenni spalla a spalla appena dietro, e il dottor Monti a chiudere, con lo sguardo lesso che riservava alle novità architettoniche.
Un tappeto rosso, che odorava di nuovo, era stato appena steso tra l’ascensore e l’ingresso della Sala di Rappresentanza.
Monoprobo, nel tempo necessario ai Waller per salire con l’ascensore i tre piani necessari, aveva radunato lo staff che curava la sua immagine e si era fatto confezionare su misura un gessato grigio con camicia azzurra, sulla quale trionfava una sobria cravatta color amicizia. Appena entrati, lo scintillìo della perfetta dentatura del Presidente aveva abbagliato i Waller, che per un attimo, avevano dovuto abituare gli occhi a quella luminescenza celestiale.
Monoprobo era andato loro incontro con le braccia aperte e la Bianca era quasi certa di avergli sentito dire: “Lasciate che i vostri figli vengano a me”.[...]
Il presidentissimo (come gli piaceva essere chiamato) aveva un piano ben preciso: diventare l’amico preferito di Enrico. Se ci fosse riuscito, lo avrebbe avuto sempre al fianco durante i comizi elettorali e, naturalmente, la gente non avrebbe potuto fare a meno di votare in massa per lui, l’amico preferito di Enrico Waller. Per la riuscita del suo piano, doveva trasformare quella visita in uno show televisivo di portata mondiale.
Di nascosto e contro la parola data alla Bianca che aveva imposto il massimo riserbo, il politico aveva ordinato di installare decine di telecamere nascoste e che avrebbero trasmesso in diretta l’evento. [...]
I Waller non avevano nessuna idea precisa su come avrebbe dovuto essere il palazzo di un politico, ma questo di Monoprobo li aveva comunque spiazzati.
Pareva la casa dei sogni di tutti i bambini: giocattoli ad ogni angolo e distributori di gelati e bibite; tre piccole sale-cinema con schermi sui quali scorrevano le immagini dei cartoni animati in 3D; clown che si esibivano nei corridoi; equilibristi su fili tesi tra un piano e l’altro del palazzo; mimi che intrattenevano gli impiegati negli uffici; zucchero filato e caramelle che scendevano a pioggia dal soffitto.
Eppure i Waller si aggiravano guardinghi sopraffatti da tutta quella zuccherosa esagerazione.
Avevano la sensazione di essere dentro una mediocre imitazione della favola di Hansel e Gretel!
Insomma, si trattava, senza dubbio, della prima grande balla della giornata e il sensibilissimo naso di Enrico l’aveva subito intercettata manifestando un primo, leggero tremolio delle narici. Proprio quel piccolo, timido starnuto quasi muto aveva dato il via ad una sequenza di eventi che sarebbero stati ricordati come “la catastrofe Monoprobo.[...]
L’impressionante sequenza aveva avuto inizio con l’esagerata raffica di baci che, contro la sua stessa volontà, Monoprobo aveva cercato di stampare sulle guance dei fratelli Waller, con l’unico risultato di lasciarli ricoperti da dense pennellate di fondotinta color del fuoco. I fratelli si erano guardati in faccia ed erano scoppiati a ridere spalmandosi a vicenda quelle colate di finta abbronzatura.
Monoprobo, invece, ossessionato dalla sua immagine pubblica e sapendo di aver dato l’ordine segreto di tenere una telecamera sempre puntata sul suo viso, aveva invano e freneticamente cercato di riparare le chiazze di pallore cadaverico che si erano aperte sulle sue guance, dopo l’imprevisto trasferimento. [...]
E lui, il presidentissimo claudicante, il politico con il parrucchino scollato, il famoso Monoprobo, privato sia del suo fondamentale cerone color del fuoco che della volontà da un piccolo quasi inesistente starnuto, aveva iniziato a confessare, senza potersi fermare: “Ho cominciato a rubare all’asilo...
Enrico Waller manda uno starnuto a Gabriella Carlucci
Niente di personale, ma ad Enrico Waller prude il naso all'idea che anche una come Gabriella Carlucci - insieme a tanti altri transfughi dell'ultima ora - abbandoni la nave berlusconiana mentre affonda.
Eh si, perché il sospetto che dietro a tanta foga di fuga diffusa tra i banchi del Pdl, il sospetto (ma va?) che non si tratti di coerenza politica, ma di propensione al proprio riposizionamento, c'è tutto.
Certo, non ci mancherà la statura politica della ragazza in questione.
Sul piano politico non si ricordano grandi interventi della biondissima. Su altri piani, invece, si.
La sfuriata con le Iene, ad esempio, con la Carlucci che vuole spaccare microfono e telecamera al Trio Medusa perché la multano di 10 euro per ogni votazione a cui è mancata.
O ancora questo video, in cui - ad un parlamentare che difende Internet dicendo che "è la realtà" e che è inutile mettere un poliziotto ad ogni angolo - la soubrette-politica augura testualmente che "suo figlio venga intercettato dai pedofili". Ma insomma, inutile stare qui ad infierire, ci pensa già Marco Travaglio a regalarci un ritratto completo della signora.
Eh si, perché il sospetto che dietro a tanta foga di fuga diffusa tra i banchi del Pdl, il sospetto (ma va?) che non si tratti di coerenza politica, ma di propensione al proprio riposizionamento, c'è tutto.
Certo, non ci mancherà la statura politica della ragazza in questione.
Sul piano politico non si ricordano grandi interventi della biondissima. Su altri piani, invece, si.
La sfuriata con le Iene, ad esempio, con la Carlucci che vuole spaccare microfono e telecamera al Trio Medusa perché la multano di 10 euro per ogni votazione a cui è mancata.
O ancora questo video, in cui - ad un parlamentare che difende Internet dicendo che "è la realtà" e che è inutile mettere un poliziotto ad ogni angolo - la soubrette-politica augura testualmente che "suo figlio venga intercettato dai pedofili". Ma insomma, inutile stare qui ad infierire, ci pensa già Marco Travaglio a regalarci un ritratto completo della signora.
venerdì 4 novembre 2011
Enrico Waller starnutisce a casa di Enzo Iacchetti
![]() |
| Enzo Iacchetti manda affanculo Brunetta e La Russa |
Eh si, perché se c'è una cosa che fa girare le pelotas, è l'idea di uno che - cresciuto a pane e Mediaset - improvvisamente s'incazza con gli amici di Berlusconi, mandandoli affanculo dal web.
Oddio, non tanto improvvisamente.
E' la tempistica, quella che irrita, perché sa tanto di tentativo - goffissimo - di recupero della verginità in vista di un futuro prossimo in cui il suo sommo capo non sarà più lì alle leve di comando.
giovedì 3 novembre 2011
30 novembre, presentazione del romanzo a Vittorio Veneto
Il 30 novembre presento il romanzo a Vittorio Veneto. L'appuntamento è previsto allo Spazio Mavv alle 19. L'organizzazione è a cura della Libreria Il Viale.
A Vittorio, famosa per la battaglia e per Lorenzo Da Ponte, ci sono nato e cresciuto, anche se ormai vivo a Modena da vent'anni.
Soffro della sindrome dello "straniero ad oltranza": a Modena mi dicono che ho l'accento veneto; a Vittorio mi dicono che ho l'accento emiliano.
Pazienza.
Quella sera, a Vittorio, cercherò di non parlare come Orietta Berti. Che poi, a dirla tutta, è romagnola, mica emiliana. Provate a dare dell'emiliano a un romagnolo, e viceversa. Si adorano. Proprio come cenedesi e serravallesi.
A Vittorio, famosa per la battaglia e per Lorenzo Da Ponte, ci sono nato e cresciuto, anche se ormai vivo a Modena da vent'anni.
Soffro della sindrome dello "straniero ad oltranza": a Modena mi dicono che ho l'accento veneto; a Vittorio mi dicono che ho l'accento emiliano.
Pazienza.
Quella sera, a Vittorio, cercherò di non parlare come Orietta Berti. Che poi, a dirla tutta, è romagnola, mica emiliana. Provate a dare dell'emiliano a un romagnolo, e viceversa. Si adorano. Proprio come cenedesi e serravallesi.
venerdì 28 ottobre 2011
Enrico Waller è il vero leader degli "Indignados"
L'antesignano degli indignados italiani? E' proprio Enrico Waller, il protagonista del romanzo "Lo starnuto". Waller starnutisce quando si trova di fronte ad un'ingiustizia, grande o piccola che sia. Perché è proprio nelle piccole e piccolissime ingiustizie quotidiane che una società prende la piega sbagliata. Proprio quelle che agli occhi di un bimbo non sfuggono e, in questo caso, lo indignano, anche se inconsapevolmente.
Uno starnuto in grado di spazzare via un'intera classe politica guidata da istinti borsaioli. Via gli industriali ladri di vocazione. Via la televisione-spazzatura, baraccone ormai buono solo per pataccari ed impostori da due soldi. E via i piccoli imbrogli quotidiani, le piccole dosi di disonestà, pillole di bugie, accrocchi di menzogne, sequenze di pinocchierìe che avvolgono le nostre giornate in un sudario appiccicoso di piccole e grandi falsità per ogni gusto.
Uno starnuto in grado di spazzare via un'intera classe politica guidata da istinti borsaioli. Via gli industriali ladri di vocazione. Via la televisione-spazzatura, baraccone ormai buono solo per pataccari ed impostori da due soldi. E via i piccoli imbrogli quotidiani, le piccole dosi di disonestà, pillole di bugie, accrocchi di menzogne, sequenze di pinocchierìe che avvolgono le nostre giornate in un sudario appiccicoso di piccole e grandi falsità per ogni gusto.
Sarà un bimbo, insomma - con tutto il suo carico di trasparenza - a restituire al mondo la bellezza della verità, proprio grazie all'intolleranza particolarissima che provoca lo starnuto-giustiziere di fronte agli imbrogli, di qualunque natura ed entità.
Proprio come nelle favole, quando l'innocenza del bimbo svela che "il re è nudo"
giovedì 27 ottobre 2011
Rasoiate e satira sociale: la recensione di Matteo Tomasina
Temevo che nel nome ci fosse il destino, invece no. Quando ho visto che sul blog "Il rasoio" era stata pubblicata una recensione del romanzo a firma di Matteo Tomasina, ho letto rapidamente per trovare subito la rasoiata, una bella stroncatura che tagliasse di netto le mie ambizioni di scribacchino. Invece è una recensione generosa. Non solo. A differenza di altre, mette in evidenza un elemento che sino ad ora pochi avevano rilevato, quello della satira sociale contenuta nelle 159 pagine del racconto. E a me questa cosa ha fatto davvero piacere :-)
Potete leggere la recensione cliccando qui.
Potete leggere la recensione cliccando qui.
domenica 23 ottobre 2011
La tribù dei miei amici sgangherati
E' stato divertente. Pochi minuti prima dell'inizio della presentazione alla libreria Tarantola, la sala era vuota. Mi è sembrato di fare 13 al Totocalcio. D'altro canto, se ci pensate, fare "zero" è altrettanto difficile che fare 13. E ho postato questa foto su Facebook perché la cosa mi faceva ridere.
Ma non avevo dubbi. La tribù dei miei amici, pochissimi ma buonissimi, non avrebbe tardato. Anzi, avrebbe tardato, come da tradizione, ma si sarebbe presentata. E infatti, dopo, sono arrivati tutti. D, addirittura, è arrivato dopo una giornata che avrebbe convinto chiunque a rimanersene a casa, facendo tutt'uno col divano. G. è passata anche se il jet lag la faceva traballare. I. aveva amici a cena (= cena da preparare) e figli da ritirare da feste e boyscout, ma è arrivata lo stesso, in bicicletta.
E' una tribù di amici sgangherati, che perdono il loro tempo dietro cose inutili. Sono fumettisti, scrittori, giornalisti, videomaker, fotografi, architetti. Insomma, perditempo che hanno il pallino della narrazione nel dna, un'occupazione che generalmente porta dritto verso portafogli vuoti, ma assicura lenti multicolor per guardare il mondo da prospettive fantastiche. Viaggiano, scrivono, pensano, intervistano, dipingono, disegnano, ipotizzano, fantàsticano, presumono, fotografano.
Si muovono in gruppo alle presentazioni delle reciproche creazioni. Sempre.
I pochi che mancavano, erano immersi in occupazioni siderali: baci&abbracci ai figli appena nati, conferenze stampa in cui si annunciano cambiamenti del Paese.
Fantastica la tribù dei miei amici sgangherati.
Io ce l'ho. E voi?
Ma non avevo dubbi. La tribù dei miei amici, pochissimi ma buonissimi, non avrebbe tardato. Anzi, avrebbe tardato, come da tradizione, ma si sarebbe presentata. E infatti, dopo, sono arrivati tutti. D, addirittura, è arrivato dopo una giornata che avrebbe convinto chiunque a rimanersene a casa, facendo tutt'uno col divano. G. è passata anche se il jet lag la faceva traballare. I. aveva amici a cena (= cena da preparare) e figli da ritirare da feste e boyscout, ma è arrivata lo stesso, in bicicletta.
E' una tribù di amici sgangherati, che perdono il loro tempo dietro cose inutili. Sono fumettisti, scrittori, giornalisti, videomaker, fotografi, architetti. Insomma, perditempo che hanno il pallino della narrazione nel dna, un'occupazione che generalmente porta dritto verso portafogli vuoti, ma assicura lenti multicolor per guardare il mondo da prospettive fantastiche. Viaggiano, scrivono, pensano, intervistano, dipingono, disegnano, ipotizzano, fantàsticano, presumono, fotografano.
Si muovono in gruppo alle presentazioni delle reciproche creazioni. Sempre.
I pochi che mancavano, erano immersi in occupazioni siderali: baci&abbracci ai figli appena nati, conferenze stampa in cui si annunciano cambiamenti del Paese.
Fantastica la tribù dei miei amici sgangherati.
Io ce l'ho. E voi?
giovedì 13 ottobre 2011
Il primo capitolo del romanzo (il resto lo trovate in libreria)
Il primo starnuto era arrivato all'ora di colazione, mentre Enrico Waller cercava di recuperare, con le dita, i resti di un biscotto affondato nella tazza del caffelatte. Con l’indice immerso per intero, come uno scandaglio, aveva individuato sul fondo della tazza i resti del biscotto. Affiancando anche il dito medio, aveva cercato di sollevarlo, ma ormai il biscotto aveva la consistenza di una seppia strabollita e si scioglieva in mano. Neanche l’intervento del pollice era servito a migliorare le cose. A quel punto Enrico, immerse tutte e cinque le dita nella tazza e usando la mano come una escavatrice, aveva estratto dal fondo ciò che rimaneva.
I fratelli erano rimasti ad ammirare l’impresa in silenzio, certi che anche quella volta Enrico sarebbe riuscito a recuperare tutto senza difficoltà. Ma non c’era stato niente da fare, tra le dita colava un pastone fradicio e zuccheroso: biscotto disintegrato. Enrico guardava da vicino quel mucchietto inconsistente; aveva quasi l’impressione che quel piccolo disco di pasta zuccherata si fosse suicidato di proposito negli abissi del caffelatte, con il preciso intento di fare un torto alla sua abilità di colazionaio.
I tre fratellini di casa Waller, infatti, sin da piccoli, si erano inventati una serie di titoli da conquistare tra le pareti di casa. Il titolo di colazionaio veniva assegnato a chi riusciva ad intingere il biscotto nel tè o nel caffelatte, immergendolo fino al fondo della tazza ed estraendolo senza spappolarlo. Impresa praticamente impossibile, visto che la mamma acquistava i peggiori biscotti in circolazione, i poltelli, quelli sempre in offerta dal droghiere all’angolo e che nessuno, tranne lei, osava comperare in tutto il quartiere. I poltelli non erano male come sapore, ma avevano il colore del mal di mare. Il droghiere, e la mamma dei fratelli Waller ci credeva, diceva che quel colore era dovuto alle sostanze naturali: quei biscotti non erano stati trattati con conservanti. A Enrico e ai suoi fratelli la cosa non interessava granché. Loro i poltelli li adoravano perché erano così inconsistenti da rendere quasi leggendaria la lotta per il titolo di colazionaio.
Le regole erano chiare: il biscotto andava immerso per intero nel caffelatte o nel tè e doveva essere tenuto lì sotto per dieci secondi. Allo scadere dei dieci secondi il poltello veniva estratto e fatto colare. A quel punto doveva essere ingoiato senza che si rompesse. Roberto, il più piccolo dei fratelli di Enrico, di tanto in tanto riusciva miracolosamente ad estrarre il poltello fradicio ancora intero e rimaneva quasi paralizzato di fronte a quel successo parziale. Tremante, si avvicinava con il viso tenendo la mano destra chiusa a tenaglia sul poltello e inclinando la testa per arrivare con la bocca spalancata sulla verticale del biscotto. Inesorabilmente, il poltello si spappolava tra le dita un istante prima del lancio tra le fauci e piombava nella tazza, inondando tutto intorno la tovaglia. Enrico non temeva la rivalità dei fratelli e, anche quando questi sembravano avvicinarsi al titolo, ostentava una sicurezza incondizionata.
Teneva per sé l’onore di tentare per ultimo la prova, dopo aver assistito ai tonfi di chi lo aveva preceduto. Il suo poltello riemergeva dalla tazza inzuppato e gonfio, eppure Enrico lo maneggiava come fosse ancora secco e granitico e lo portava alla bocca infilandolo dritto come l’ostia consacrata, sfidando la legge di gravità che avrebbe voluto trascinare verso il basso quell’ammasso fumante.
La sua abilità era così evidente che i fratelli non erano nemmeno seccati di perdere regolarmente la competizione. Al contrario, lo spettacolo era così entusiasmante che valeva la pena rinnovare la sfida tutti i giorni per poter assistere alle evoluzioni di Enrico. Ma quella mattina, quando dalla tazza era uscito un poltello spiaccicato, a tutti era sembrato evidente che si trattasse di un segno del cielo, come se stesse per accadere qualche cosa di straordinario.
Mentre osservava i resti del biscotto e si chiedeva il perché di quella disfatta mattutina, qualcosa si era messo in moto dentro di lui. Enrico aveva sentito salire dallo stomaco come la sensazione di un esercito di formiche in marcia nelle viscere. Un solletico incontenibile si stava diffondendo dentro al suo corpo. Pareva quasi che, in prossimità della gola, si fossero date appuntamento milioni di bollicine dell’acqua minerale, come una folla di manifestanti che si radunasse in una piazza prima di percorrere le vie della città.
E quel corteo, proprio come in una vera manifestazione, improvvisamente aveva caricato con tutta la forza di una massa di persone spinta da una mano enorme e, risalendo a velocità impressionante il tratto impervio dalla gola al naso, era esploso con forza tonante in uno starnuto che aveva rovesciato tutto ciò che stava sopra il tavolo. Le tazze, sbilanciate dall’onda d’urto, erano precipitate a terra in un fragore di porcellana frantumata, accompagnate dal caffelatte in caduta libera verso il pavimento tirato a lucido. La tovaglia, inzuppata e fradicia, si era sollevata come un tappeto volante, ricadendo sulle teste dei fratelli di Enrico, mentre la finestra della cucina, già provata dalle vibrazioni del passaggio della metropolitana, era scoppiata in un milione di pezzettini, polverizzandosi in una nube cristallina.
Tutte le porte dell’appartamento, per il gioco di correnti che si era creato, avevano iniziato a chiudersi in sequenza, una dopo l’altra con violenza sempre maggiore, fino alla porta blindata d’ingresso che, spinta dall’energia accumulata dalle porte di camere, cucina e bagno, si era scardinata portando con sé grossi blocchi di calcinacci, volando dritta giù per la tromba delle scale come una bomba sganciata all’alba.
Il fragore dello starnuto di Enrico si era propagato nel quartiere con un gioco di eco prolungate.
Le prossime presentazioni: Modena (+ Modena), Trieste
Agenda alla mano, segnate queste tre date:
22 ottobre, ore 17,30, libreria Tarantola - Modena
25 novembre, ore 18 , libreria Feltrinelli, Modena
1 dicembre, ore 18 (orario da confermare), bar-libreria Knulp - Trieste
-------------------
Ricordate che se volete organizzare una presentazione pubblica del libro è sufficiente scrivere a:
stefano.aurighi@gmail.com o a info@kappavu.it
Vi aspetto :-)
22 ottobre, ore 17,30, libreria Tarantola - Modena
25 novembre, ore 18 , libreria Feltrinelli, Modena
1 dicembre, ore 18 (orario da confermare), bar-libreria Knulp - Trieste
-------------------
Ricordate che se volete organizzare una presentazione pubblica del libro è sufficiente scrivere a:
stefano.aurighi@gmail.com o a info@kappavu.it
Vi aspetto :-)
venerdì 23 settembre 2011
domenica 18 settembre 2011
Fazzoletti di carta
Il raffinato video di Davide Lombardi girato alla Festa Democratica di Modena, in occasione della presentazione del romanzo "Lo starnuto" di Stefano Aurighi (Edizioni KappaVu). Grande Davide.
Avevo messo le mani avanti
![]() | |
| La dedica del 2009 |
Massimo Bonfatti, l'autore della copertina de "Lo starnuto" (Edizioni Kappa Vu), pubblica sul suo sito un post dedicato al romanzo, con foto e curiosità.
Una foto, tra quelle che ha pubblicato, mi ha sorpreso: quella di una dedica a penna che gli avevo fatto su una copia del romanzo stampata in 10 esemplari in una copisteria qui dietro casa. Quella copie le avevo fatte per gioco, giusto per vedere come sarebbe risultato il libro "vero". Ma le avevo fatte anche un po' per disperazione, perché ero reduce da un 'NO' da parte di una casa editrice: la mia fiducia su una possibile pubblicazione era scivolata sotto i tacchi.
Ho pensato: dai, facciamo finta. Facciamo "come se". Giusto per fare. Al Bonfa, che mi aveva aiutato nella fase di stesura con consigli e cazzeggi, "dovevo" qualcosa. Senza di lui, non credo che avrei mai terminato la stesura. Volevo che avesse una prova tangibile della mia riconoscenza, anche se si trattava solo di una dedica. E quindi avevo messo le mani avanti: se il libro vero non dovesse uscire, facciamo intanto un libro 'finto' con dedica a pennarello.
Poi, poche settimane più tardi, le cose sono andate nel verso giusto: contatto con Kappa Vu e pubblicazione "vera". E quella dedica al Bonfa ha trovato lo spazio che merita.
p.s. Su questo blog, se ancora non l'avete ancora vista, qui c'è anche l'intervista in cui parla diffusamente della nascita della copertina
p.s. Su questo blog, se ancora non l'avete ancora vista, qui c'è anche l'intervista in cui parla diffusamente della nascita della copertina
sabato 17 settembre 2011
Starnuti serravallesi
L'Azione, settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto, pubblica la notizia dell'uscita del mio romanzo, "Lo starnuto" (Kappa Vu edizioni). A me, che a Vittorio Veneto sono nato e cresciuto prima della discesa verso la pianura in quel di Modena, due cose fanno particolarmente piacere.
Il fatto, innanzitutto, che la notizia circoli anche tra gli amici dell'infanzia. Sembreranno pensieri da emigrante dei primi del '900, ma io sono così. La seconda, che davvero mi entusiasma, è che nell'articolo vengo citato come "serravallese". I due principali quartieri di Vittorio Veneto sono Serravalle - appunto - e Ceneda, uniti legalmente, ma separati da secoli di (innocua) rivalità in ogni campo: sportiva, scolastica, sociale, culturale. E io, naturalmente, sono di Serravalle, che è la parte più scoppiettante, vivace e gloriosa di Vittorio.
Cose strapaesane, insomma, che però a me mancano molto. Rivalità da cortile, che nelle grandi città non trovano spazio, perse tra i rumori del traffico sulle tangenziali e annichilite nelle omologazioni di ogni natura. Grazie ad Alessandro Toffoli, che ha scritto il pezzo. Lui è un amico d'infanzia e lì, in via Ferraris (a Serravalle), eravamo della stessa banda :-)
venerdì 16 settembre 2011
Il romanzo presentato alla Festa Democratica di Modena - Le foto
![]() |
| Stefano Aurighi, Massimo "Bonfa" Bonfatti, Sergio Gimelli |
Parole al ritmo giusto, dedicate ad altre parole, quelle de "Lo starnuto".
Un'ora abbondante durante la quale abbiamo parlato di scrittura, di singoli episodi legati ai protagonisti, di curiosità sulla scelta dei nomi dei personaggi, degli effetti degli starnuti, di aneddoti, di rapporto tra romanzo e fumetto, intervallando la chiacchierata con letture di alcuni brani tratti dal romanzo.
Una bella serata, davvero.
![]() |
| Sergio Gimelli |
Massimo Bonfatti, che ha disegnato la copertina, come al solito è incredibilmente modesto, che fa anche un po' arrabbiare. Eh si, perché lui è davvero un disegnatore straordinario, ma mai una volta che si compiaccia. Mai. A pensarci bene, anche in questo sta la sua grandezza.
LE FOTO DELLA SERATA
![]() |
| Gli amici venuti ad ascoltare. Roberto pensante, Daniela distratta dal click |
![]() |
| Aurighi e Bonfatti |
![]() |
| Aurighi, Bonfatti, Gimelli |
![]() |
| Alice |
![]() |
| La magnazza per il dopo |
![]() |
| Biagio, Sandro |
![]() |
| Salotto |
giovedì 15 settembre 2011
Stasera ci sarò anch'io!
Stasera alle 19 - alla festa democratica di Modena, Stefano Aurighi presenta il suo romanzo "Lo Starnuto" c/o lo Spazio Happy Our. Ecco il video lancio dell'evento realizzato da un testimonial d'eccezione!
mercoledì 14 settembre 2011
La bellezza di tirare fuori dal cassetto i romanzi
Michela Zingone, che già nelle settimane scorse aveva inviato una bellissima foto del romanzo a pancia all'aria (il libro, non lei) sulla spiaggia, mi scrive quel che pensa dopo aver letto "Lo starnuto.
“Un romanzo quando è scritto con cura ed attenzione non ha bisogno di illustrazioni” afferma Massimo Bonfatti. Ed io sono pienamente d’accordo.
La freschezza e l’immediatezza del linguaggio, a tratti condito di similitudini inaspettate, curiose e mai banali (insomma di quelle che dici “caspita! a me non sarebbe mai venuta in mente!”), danno al lettore la libertà e la capacità di immaginarsi il piccolo Waller e di calarsi nella sua quotidianità…che in fondo, se ci pensiamo bene, comprende episodi e contesti che in un modo o nell’altro sono appartenuti anche ad ognuno di noi. Mi piace parlare di “parole che dipingono”.
Un bel esercizio narrativo dunque quello di Stefano, lodevole nella capacità di introdurre tra un capitolo e l’altro un’ironia mai invadente e sproporzionata… Tanto quanto basta per raccogliere alcuni spunti di riflessione che inevitabilmente ci riportano all’attualità. Vedi la sete di spettacolarizzazione delle televisioni accostata a quella immancabile dei vicini di casa…Per deformazione professionale mi viene in mente subito questo tema, ma di spunti ce ne sono anche altri..e forse è meglio li scopriate da soli. Mi viene da pensare che se le narici degli Italiani fossero “civilmente permalose” come quelle di Enrico Waller, l’Italia tremerebbe in continuazione... travolta da una valanga di starnuti.
Bel libro! Passate parola! E grazie a Stefano Aurighi “per averlo tirato fuori dal cassetto”.
“Un romanzo quando è scritto con cura ed attenzione non ha bisogno di illustrazioni” afferma Massimo Bonfatti. Ed io sono pienamente d’accordo.
La freschezza e l’immediatezza del linguaggio, a tratti condito di similitudini inaspettate, curiose e mai banali (insomma di quelle che dici “caspita! a me non sarebbe mai venuta in mente!”), danno al lettore la libertà e la capacità di immaginarsi il piccolo Waller e di calarsi nella sua quotidianità…che in fondo, se ci pensiamo bene, comprende episodi e contesti che in un modo o nell’altro sono appartenuti anche ad ognuno di noi. Mi piace parlare di “parole che dipingono”.
Un bel esercizio narrativo dunque quello di Stefano, lodevole nella capacità di introdurre tra un capitolo e l’altro un’ironia mai invadente e sproporzionata… Tanto quanto basta per raccogliere alcuni spunti di riflessione che inevitabilmente ci riportano all’attualità. Vedi la sete di spettacolarizzazione delle televisioni accostata a quella immancabile dei vicini di casa…Per deformazione professionale mi viene in mente subito questo tema, ma di spunti ce ne sono anche altri..e forse è meglio li scopriate da soli. Mi viene da pensare che se le narici degli Italiani fossero “civilmente permalose” come quelle di Enrico Waller, l’Italia tremerebbe in continuazione... travolta da una valanga di starnuti.
Bel libro! Passate parola! E grazie a Stefano Aurighi “per averlo tirato fuori dal cassetto”.
Lo Starnuto: un romanzo di un certo livello (circa 1 centimetro e mezzo)
La videorecensione misteriosa di una videorecensora misteriosa del romanzo di Stefano Aurighi "Lo starnuto" (edizioni Kappa Vu). Per amanti della falegnameria creativa.
Domani (15/9) presentazione alla Festa Democratica di Modena
Domani alle 19 allo spazio Happy Our della Festa Democratica di Modena presento il romanzo. E' la "prima" a Modena, quindi - per me - specialissima. Specialissimi, quindi, anche i miei compagni d'avventura sul palco con cui parleremo delle (dis)avventure del protagonista: Sergio Gimelli, amico di lunga data ed ex collega di lavoro (alla.Gazzetta di Modena) e Massimo "Bonfa" Bonfatti, fumettista e autore della copertina del romanzo (di cui ha già parlato su questo blog).
Oggi lo segnalano anche i media locali: qui, qui e qui.
A domani. Venite numerosi, ampio parcheggio.
Oggi lo segnalano anche i media locali: qui, qui e qui.
A domani. Venite numerosi, ampio parcheggio.
lunedì 12 settembre 2011
Il grande "Bonfa" racconta com'è nata la copertina del romanzo
Massimo Bonfatti, uno dei più grandi fumettisti d'Italia, è autore della copertina del romanzo "Lo starnuto" di Stefano Aurighi (Edizioni Kappa Vu). In questo video racconta com'è nata l'idea dell'immagine di copertina.
N.B - La parte IMPERDIBILE dell'intervista è compresa tra il minuto 6.15 e 6.45
N.B - La parte IMPERDIBILE dell'intervista è compresa tra il minuto 6.15 e 6.45
domenica 11 settembre 2011
Gli starnuti di Silvio Di Giorgio
![]() |
| SILVIO DI GIORGIO |
Invece di sabotarci a vicenda, avendo dato lo stesso nome ai nostri blog (originalissimi, vero?), abbiamo deciso di scendere in campo (come fece l'innominabile) per farci una marchetta reciproca: io segnalo il tuo starnuto, tu segnali il mio. Vediamo se qualcuno ci si fila un po' di più.
venerdì 9 settembre 2011
"Lo starnuto" - La recensione di Alessandro Truccolo Platone
Alessandro Truccolo Platone trova in una grotta preistorica il romanzo di Stefano Aurighi, "Lo starnuto" (Edizioni Kappa Vu) e lo videorecensisce.
mercoledì 7 settembre 2011
La recensione del romanzo su Virgilio.it
Oggi su Virgilio c'è una bella recensione de "Lo starnuto".
Un passaggio, su tutti:
"Quando si parla di infanzia si pensa sempre ad un periodo spensierato, fatto di giochi e poco più. Con questa storia lo scrittore vuole dirci che mai come quando siamo bambini riusciamo a vedere la realtà delle cose, lasciando l’ipocrisia e la falsità al mondo dei grandi. Fa venire nostalgia di quel periodo in cui si crede di poter davvero cambiare il mondo, fa riflettere su come crescendo, nel passaggio fra l’infanzia e la maturità, si comprende che cambiare le cose è difficile, ma prendendo consapevolezza delle proprie potenzialità, cambiare le cose diventa possibile. Quello che ad una lettura superficiale può sembrare solo un libro di narrativa per bambini, lascia invece riflettere un po’ sul nostro mondo e fa venire voglia di combattere per qualche ideale".
Vi segnalo poi una cosa curiosa: anche su Virgilio, com'era già accaduto su altri giornali e siti web, il nome del protagonista (Enrico Waller) viene inesorabilmente storpiato dai correttori automatici, che (nonostante i giornalisti lo scrivano correttamente) impongono alternative piuttosto creative. In questo caso è diventato Wallace, ma in altre occasioni era diventato Weller, Woller e anche Wainer. A me, questa cosa, diverte molto :-))
Un passaggio, su tutti:
"Quando si parla di infanzia si pensa sempre ad un periodo spensierato, fatto di giochi e poco più. Con questa storia lo scrittore vuole dirci che mai come quando siamo bambini riusciamo a vedere la realtà delle cose, lasciando l’ipocrisia e la falsità al mondo dei grandi. Fa venire nostalgia di quel periodo in cui si crede di poter davvero cambiare il mondo, fa riflettere su come crescendo, nel passaggio fra l’infanzia e la maturità, si comprende che cambiare le cose è difficile, ma prendendo consapevolezza delle proprie potenzialità, cambiare le cose diventa possibile. Quello che ad una lettura superficiale può sembrare solo un libro di narrativa per bambini, lascia invece riflettere un po’ sul nostro mondo e fa venire voglia di combattere per qualche ideale".
Vi segnalo poi una cosa curiosa: anche su Virgilio, com'era già accaduto su altri giornali e siti web, il nome del protagonista (Enrico Waller) viene inesorabilmente storpiato dai correttori automatici, che (nonostante i giornalisti lo scrivano correttamente) impongono alternative piuttosto creative. In questo caso è diventato Wallace, ma in altre occasioni era diventato Weller, Woller e anche Wainer. A me, questa cosa, diverte molto :-))
lunedì 5 settembre 2011
"Lo starnuto", un romanzo per non abituarsi alle ingiustizie e alla disonestà
Alessandra Kersevan, titolare della casa editrice Kappa Vu di Udine, che
ha dato alle stampe "Lo starnuto", racconta il percorso che ha portato
all'edizione del romanzo. E lancia un appello: "Il romanzo è uno stimolo
a pensare che questa sorta di allergia di cui si parla - per
l'ingiustizia e per la disonestà - sia sentita da tutti noi. Cioè che
tutti quanti siamo un po' presi da questa allergia, in modo da
accorgerci dell'ingiustizia che ci sta attorno e in modo da non
abituarci, come purtroppo è successo al popolo italiano in questi ultimi
decenni"
venerdì 2 settembre 2011
Marlene videorecensisce "Lo starnuto" (senza parole, nel vero senso della parola)
Marlene, eclettica e raffinata, videorecensisce "Lo starnuto", come promesso.
Grazie, Marlene :-)
Tutti i lettori sono invitati a inviare la propria videorecensione a: stefano.aurighi@gmail.com.
Ben accette videorecensioni brevi girate anche con cellulari&affini!
mercoledì 31 agosto 2011
Michela lo ha letto sulle spiagge della Sicilia
Michela ha portato "Lo starnuto" in vacanza in Sicilia. In spiaggia. Un libro che non teme i raggi U.V.A., come testimonia la foto che ha postato su FB. (Grazie Michela)
venerdì 26 agosto 2011
Giovanni lo ha letto. E gli è piaciuto :-)
Era online quasi da un mese, ma io non lo sapevo e l'ho vista solo stasera, per caso.
La recensione che Giovanni fa de "Lo starnuto" mi fa doppiamente piacere: innanzitutto perché il libro gli è piaciuto. E poi perché Giovanni è uno dei lettori più attenti e critici che io conosca. Insomma, esame superato. Grazie Giovanni.
La recensione che Giovanni fa de "Lo starnuto" mi fa doppiamente piacere: innanzitutto perché il libro gli è piaciuto. E poi perché Giovanni è uno dei lettori più attenti e critici che io conosca. Insomma, esame superato. Grazie Giovanni.
venerdì 12 agosto 2011
Il 15 settembre "Lo starnuto" alla Festa Democratica di Modena
Il 15 settembre il romanzo sarà presentato all'interno della Festa Democratica di Modena. L'appuntamento è alle 19. Poi tutti a mangiare.
Iscriviti a:
Post (Atom)




























Aurighi è bravissimo a raccontare le vicende di Enrico e del suo potere, dei suoi fratelli, della mamma e del dottore che lo analizza e lo studia. Le similitudini che usa sono sempre originali, calzanti e comiche e in tutto il libro riesce sempre rendere bene l'approccio al mondo di un bambino di quell'età che affronta tutto ciò che gli capita come se fosse un gioco. E' molto tenero il rapporto tra Enrico e suoi fratelli e gli sguardi della mamma sui tre pargoli traboccano d'affetto.
Come dice l'ultima di copertina il libro è adatto ai lettori dai 7 agli 80 anni e oltre. Adesso lo passo a Elisa e poi a tutto il resto della famiglia. So già che piacerà a tutti.